Il tema imballaggi e salute è di grande attualità, sia per quanto riguarda la salute dell’uomo che quella del pianeta. Ma al momento concentriamoci sui rischi degli elementi potenzialmente nocivi per l’uomo presenti a livello degli imballaggi. Essi sono rappresentati da colle, solventi, resine, inchiostri e coloranti, monomeri costituenti i materiali plastici, plastificanti e rivestimenti interni.

Tra le sostanze chimiche che possono essere cedute dagli imballaggi agli alimenti, alcune sono note mentre altre non lo sono ancora. Possono essere presenti come contaminanti o formarsi in seguito a reazioni chimiche in condizioni non idonee di conservazione, in presenza di agenti catalizzatori come la luce (sostanze di neo formazione). Possono, in condizioni di assunzioni acute o croniche involontarie, provocare fenomeni di alterazione degli equilibri fisiologici dell’organismo, e determinare patologie a carico delle strutture biologiche.

Oggi il consumatore è sempre più attento alla propria salute, in particolare per quel che riguarda l’alimentazione. Ma ci siamo mai chiesti quale sia l’impatto che gli imballaggi hanno su di essa?

Nonostante la crescente disponibilità di materiali alternativi per il confezionamento alimentare, legata in particolare allo sviluppo dell’industria chimica, fra cui bottiglie per acqua in PET, brik per il latte, vasetti in plastica per lo yogurt, il vetro ha mantenuto un ruolo centrale anche nell’immaginario dei consumatori.
Basta valutare da quanto tempo questo materiale è utilizzato dall’uomo. Recenti studi confermano che dal punto di vista della sicurezza il vetro si posiziona in prima linea. Infatti, garantisce l’assenza di alcuna significativa interazione e alterazione dell’alimento. Ed è così che assicura una relazione ottimale tra imballaggi e salute.

Ad oggi il vetro è l’unico imballaggio al quale è riconosciuto un valore in termini di garanzia sanitaria rispondendo con maggior facilità alle disposizioni comunitarie.

Il vetro contribuisce dunque alla tutela della salute dei cittadini-consumatori.

A questo proposito, molto significativi appaiono i risultati di un test condotto su una bottiglia di acqua dimenticata in auto. Tale test ha ricreato una situazione che a tutti è capitato certamente di sperimentare almeno una volta nella vita. Cosa è accaduto all’acqua in queste condizioni? Il test è stato condotto su un’acqua gassata, in una bottiglia di vetro e una di PET, simulando l’ambiente che si crea in un’automobile lasciata al sole.
Nell’acqua contenuta nella bottiglia in PET sono migrate alcune sostanze, a una concentrazione compresa tra 0,1 e 1 microgrammo per milligrammo. Nel caso della bottiglia di vetro non si è dimostrata alcuna migrazione di sostanze chimiche note.
Si può pertanto affermare che, in base alle conoscenze attuali, il vetro non rilascia e non assorbe sostanze tossiche, anche in condizioni di esposizione ad ambienti e temperature non ideali, non interagendo con l’alimento in esso contenuto.